Il lavoro educativo, oggi.

Nel mare in cui siamo immersi con le nostre semplici zattere, dai professionisti dei servizi educativi emergono fatiche nel pensare al dopo, nel progettare ciò che sarà.

Si converge tutti sulla questione che uno scossone ai servizi educativi e socio sanitari fosse necessaria: anacronistici, fuori tempo, si faticava a riprogettarli nel mentre si faceva.

Ora, in questo periodo di stasi operativa, si intravede la possibilità di una riprogettazione ma le condizioni sanitarie richiedono di destrutturare non solo le pratiche minute, i gesti, ma i servizi interi, l’idea stessa di servizio, interrogando e mettendo in discussione quegli spazi di sapere che dalla pragmatica della comunicazione in poi sono stati dei capisaldi del lavoro educativo.

Serve destrutturare e riprogettare tenendo il senso pedagogico che abbiamo fin qui maturato attorno ai soggetti che abbiamo finora incontrato, alla centralità dei bisogni, allo sviluppo delle persone, all’implemento del benessere, alla crescita, all’apprendimento.

Serve tenere stretto il nocciolo della questione: che cosa possiamo e vogliamo insegnare e del come lo facciamo. Non è un mantra ma richiede una riflessione profonda su ciò che scartiamo, sulle diverse rilevanze che si possono avere tra le componenti dell’uomo: biologiche, sociali ed evolutive.

biosocioevo

Se l’aspetto biologico dell’essere umano è messo in primo piano ora, che parte si possono e si devono rigiocare le componenti sociali ed evolutive nella vita delle persone?

Qual’è il margine di rischio che possiamo correre?

L’unica  certezza a cui siamo arrivati è che non ha senso pensare di azzerare la dimensione sociale ed evolutiva dell’uomo. E allora, che significato assume il rischio in questo momento? Qual’è il rischio che possiamo correre?

Tra i servizi educativi ce ne sono alcuni che lavorano sulle emergenze (i pronto intervento, le dimensioni abitative): che cosa hanno da insegnare a questa situazione di ciò che hanno imparato? cosa si mette in primo piano per trovare una risposta concreta e fattiva? che cosa può strutturarsi e come, che cosa invece non ha o non deve fare il salto da emergenziale a stabile?

Nella Notte del lavoro narrato 2020 abbiamo convenuto che ciò che possono fare i servizi educativi e socio sanitari non comunitari ora è, soprattutto (o esclusivamente) il salto dell’intervento dall’educativo al pedagogico.

L’educazione si è spostata nelle scene familiari (e online). Ciò che i servizi possono fare è lavorare su questi due fronti ma farlo implica un movimento degli educatori da un primo ad un secondo livello dell’interazione educativa: accompagnare i genitori mostrando il significato delle scelte, le possibilità d’azione, significare il quotidiano per poter sostenere le famiglie al centro di questa fase, accompagnare gli adulti utenti storici dei servizi a distanza, mediati dallo strumento che ci permette di incontrarci.

Questo vale per ora, non per sempre.

Contemporaneamente serve ideare e sperimentare nuovi scenari, serve poter aprire la porta al rischio perchè l’imprevisto scompiglia le carte e ci porta ad interrogarci nuovamente sul senso di ciò che sappiamo e su come possiamo meglio fare in futuro.

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2 commenti

  1. Grazie Anna per la tua riflessione, molto preziosa, perchè ci aiuta a comprendere a non vanificare, in preda al panico, gli sforzi raggiunti fino ad oggi all’interno delle scienze pedagogiche. Una riflessione costruttiva, perchè è di questa che abbiamo bisogno più che mai, benvenga! Di questi tempi, il nuovo “ospite”, ci costringe a saperci orientare in una nuova modalità e farlo costa molta fatica, perchè diverso da come eravamo abituati a fare, perchè questo ha inciso nel confronto e nell’essere vicini. Ci sono nuove modalità cominicative e di agire sociale ed educative, che una volta venivano viste come una forma di comunicazione tra le altre opzioni, alternative, oggi purtroppo “vie” preferenziali, se non asolute in alcuni casi, ed è forse proprio qui che risiede il legame con lanostra attuale fobia e che in alcuni momenti ci attanaglia. Effettivamente tutta questa nuova situazione fa paura e l’emergenza che stiamo vivendo, mette in discussione quanto era stato percorso e raggiunto fino ad oggi. Condivido con te che la via della decostruzione può agevolare il nostro percorso, renderlo sicuramente più agevole all’interno del mondo dell’educazione e che il contibuto di relazione e collaborazione con le scienze pedagogiche è fondamentale e necessario per attraversare lo scenario del momento presente. Attraverso le scienze pegagogiche e la collaborazione con gli altri saperi è possibile ristabilire situazioni interrotte ma anche pensare a lavorare anche su punti di nuovi contatto. Imparare al meglio a sfruttare quella naturale disposizione propria del mondo pedagogico, quella di saperci “guidare”, meglio orientare, va fatta conosecre meglio, in una riflessione di nuove prospettive, senza mai tralasciare quanto appreso dal passato, per risollevare il presente e provare a ricreare nuovo ordine nel tessuto sociale ed educativo. Occorre sapere ripartire da questa fase molto impegnativa, “rialzarsi dopo una bruttissima caduta”, ma credo che siamo a buon punto, le riflessione e le prospettive pedagogiche sono già a confronto tra noi e il cantiere è aperto, spero e confido nella collaborazione di tutti e di tanti.
    Quanto hai espresso e concentrato nella tua riflessione, ritengo sia un buon punto di partenza, ognuno di noi, per molti versi, in realtà lo sta già vivendo di persona nei svariati settori e contesti dove vive, a livello sociale, lavorativo, istituzionale educativo, che è il mio settore, e familiare. Proprio a quest’ultimo, della famiglia, faccio appello perchè al momento è quello che più di altri è stato scosso dall'”invisibile ospite” e credo più che mai abbia bisogno del nostr intervento professionale. Capisco che in questo periodo si è fatto tanto, si sta facendo tanto, per le famiglie ma mi rendo conto che non è mai abbastanza, soprattutto per le ferite profonde di dolore, slocate dall’indesiderato. Grazie Anna e hai tutta la mia collaborazione, augurando a tutti buoncammino di riflessione e la forza necessaria a rialzarci, buon cammino di educazione alla speranza. Ivan Taurino

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    1. Grazie Ivan del tuo ricco commento!
      La discussione da cui è nato questo post porta in se tantissimi contenuti, dubbi, visioni e continua a generarne ancora.
      alcuni stanno prendendo forma in post che saranno pubblicati qui.
      Da un punto di vista puramente concordo sulla necessità di attraversare il presente: abbiamo la necessità di pensare al futuro perché l’incognita è grande. Tutto sarà come prima? tutto sarà diverso? con che tempi? in che modi? con quali risorse? L’incognita e l’incertezza che ci obbligano a stare qui perché appena si guarda un po oltre ci si perde in un mare incerto in cui come dici tu è necessario orientarsi per non perdersi, per non smarrirsi. Anche se ne riconosciamo il valore: quante cosa si imparano proprio perché ci si può perdere?

      Fortunati i tuoi alunni e le tue famiglie: la comprensione della complessità non è da tutti (purtroppo).

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